Patti Territoriali
Il progetto e i suoi obiettivi
Premesse
Con Decreto Legge 6 novembre 2021, è stato stanziato un contributo complessivo a titolo di cofinanziamento di 290 milioni di euro per promuovere la stipula di “Patti territoriali dell’alta formazione per le imprese”, finalizzati alla formazione di profili professionali innovativi e altamente specializzati in grado di soddisfare i fabbisogni espressi dal mondo del lavoro e dalle filiere produttive nazionali, nonché di migliorare e ampliare l’offerta formativa universitaria anche attraverso la sua integrazione con le correlate attività di ricerca. Con avviso pubblico n. 1290 del 08/08/2022, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha dato attuazione al Decreto Legge sopra riportato, definendo le modalità operative per la presentazione dei Patti territoriali dell’alta formazione per le imprese.
Con Decreto Direttoriale MUR n. 2329 del 21 dicembre 2023, è stato emanato l’Avviso pubblico “Patti Territoriali dell’Alta Formazione per le Imprese”, ai sensi dell’art. 14 bis del Decreto Legge n. 152 del 6 novembre 2021, con modifiche dalla Legge n. 233 del 29 dicembre 2021; l’Avviso è volto a promuovere l’offerta formativa di corsi universitari finalizzati alla formazione delle professionalità, anche a carattere innovativo, necessarie allo sviluppo delle potenzialità e della competitività dei settori e delle filiere in cui sussiste mancata corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro, con particolare riferimento alle discipline STEM, anche integrate con altre discipline umanistiche e sociali. I progetti possono altresì prevedere iniziative volte a sostenere la transizione dei laureati nel mondo del lavoro e la loro formazione continua, nel quadro dell’apprendimento permanente per tutto il corso della vita, e a promuovere il trasferimento tecnologico, soprattutto nei riguardi delle piccole e medie imprese.
L’Università degli Studi della Basilicata ha risposto a tale Avviso presentando, in data 29 aprile 2024, una proposta di “Patto Territoriale dell’Alta Formazione per le Imprese” in qualità di capofila, in partenariato con soggetti pubblici e privati del territorio regionale.
Con nota prot. n. 24014 del 3 dicembre 2024, il Ministero dell’Università e della Ricerca-Direzione generale degli ordinamenti, della formazione superiore e del diritto allo studio, ha comunicato all’Università degli Studi della Basilicata l’esito positivo della valutazione della proposta reputandola meritevole di finanziamento, riconoscendone la coerenza con gli obiettivi di promozione della formazione avanzata, dell’interdisciplinarità e del raccordo tra università, imprese e territorio.
Il progetto
L’Università degli Studi della Basilicata ha previsto, nell’ambito del Patto, un progetto complesso che prevede attività di alta formazione mediante il finanziamento di 32 borse di Dottorato nell’ambito del Ciclo XLI (anno accademico 2025/2026) e 8 Master universitari di I e II livello, da realizzarsi attraverso un sistema coordinato di azioni a supporto, in collaborazione con i partner territoriali coinvolti. La base dell’ambizioso progetto è la creazione di un network tra l’Ateneo Lucano e la più ampia parte di aziende ed enti operanti sul territorio. Gli strascichi della crisi socio-economica causata dall’epidemia di Covid 19, le incertezze legate al perdurare del conflitto in Ucraina con l’incremento dei prezzi delle materie prime, la crisi energetica e le ancora non completamente sopite spinte inflazionistiche, impattano in modo sostanziale sullo scenario attuale del mondo del lavoro.
La recente ripresa economica, in parte trainata dal PNRR, infonde motivi di cauto ottimismo, sebbene rischi di essere frenata da non trascurabili tassi di disoccupazione, specie giovanile, anche associati alla difficoltà di reperire i posti di lavoro vacanti. Infatti, vi è da parte delle imprese dei diversi settori produttivi un’importante domanda di lavoratori che non viene soddisfatta. Un aspetto, questo, che rischia di peggiorare con la richiesta di competenze sempre più specialistiche ed in costante evoluzione.
L’effetto combinato dell’assenza di personale qualificato (skills gap) dotato di competenze adeguate a svolgere un determinato lavoro e della presenza di lavoratori che a causa dell’evoluzione delle tecniche e dei mezzi non sono più dotati delle necessarie competenze (skills mismatch), incide in modo significativo sul Pil globale determinando lo scollamento tra domanda e offerta di lavoro. L’Organizzazione per la Cooperazione e per lo Sviluppo Economico (Ocse) evidenzia come nel nostro Paese il 38,5% dei lavoratori ricopra un ruolo pur non avendo un titolo di studio adeguato a quello richiesto e come il 36,5% delle persone che lavorano siano impiegate in un settore differente rispetto a quello per il quale si sono preparate.
Gli scenari sui fabbisogni occupazionali dei diversi settori produttivi nei prossimi anni dovranno inevitabilmente confrontarsi anche con la crescente difficoltà che le imprese dichiarano nel reperimento del personale da assumere. A livello nazionale le difficoltà derivanti da labour shortage e quelle collegate allo skill mismatch sono rilevanti anche per le carenze nel collegamento tra sistema formativo e mercato del lavoro. Si è riscontrato che la difficoltà di reperimento del personale riguardava il 26% delle assunzioni (in valore assoluto 1,2 milioni) nel 2019, prima della pandemia, mentre nel 2022 ha riguardato il 42% delle assunzioni e nel 2023 tale quota ha superato il 45% delle assunzioni (quasi 2,5 milioni in valore assoluto) (Fonte Sistema Informativo Excelsior, Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine, 2024-2028).
I dati macroeconomici rivelano come a livello nazionale, tra il 2007 e il 2022, il valore aggiunto dell’industria è diminuito del 9,1% (Sintesi Rapporto SVIMEZ 2023 – pa r t e p r i m a, Eu ro pa , Ita lia e Mezzog i o r n o). Il ridimensionamento dell’apparato industriale è una questione che riguarda soprattutto il Mezzogiorno, dove il valore aggiunto è crollato di quasi 30 punti percentuali, contro una flessione del 5,2% nelle regioni centro-settentrionali. Tutto ciò coerentemente con quanto emerge dallo studio “Le previsioni per Centro-Nord e Mezzogiorno 2022-2024” della Svimez da cui si evince come l’impatto della crisi in atto penalizzi soprattutto il Sud. In questo contesto economie più fragili come quella Lucana rischiano di essere ancora più colpite dalla crisi del mercato del lavoro e di ritrovarsi nuovamente attanagliate dalla recessione, come testimoniato dal valore più basso, tra le regioni meridionali, dell’indicatore relativo agli investimenti fissi lordi (Le previsioni per Centro-Nord e Mezzogiorno 2022-2024, Svimez, Tab. 7. Scenario base, Previsioni per alcune variabili macroeconomiche).
Come già evidenziato, nonostante il quadro critico dell’occupazione nel Mezzogiorno, in particolar modo di quella giovanile (Sintesi Rapporto Svimez 2023), le imprese denunciano la difficoltà ad intercettare lavoratori. I dati del Sistema Excelsior raccolti dall’Osservatorio Unioncamere-Anapal, riferito ad Agosto 2022, indicano una difficoltà tra le aziende a reperire personale pari al 36,7% per la Basilicata. Questa percentuale risulta più alta che in altre regioni del Mezzogiorno come Molise, Puglia, Campania e Sicilia.
Il fabbisogno lavorativo per ambito di competenze stimato in Basilicata nel periodo 2024-2028 (Fonte Unioncamere, Sistema Informativo Excelsior) evidenzia come le quote previste per le professioni ad elevata specializzazione e tecniche siano estremamente significative rispetto al totale. Ciò rende necessario nell’immediato attuare azioni volte a correggere le storture del mercato che non consentono di incrociare correttamente domanda e offerta di lavoro. Tra queste azioni va contemplata la formazione di competenze tecnologiche e digitali avanzate a tutti i livelli. Le Università, in questo contesto, giocano un ruolo di fondamentale importanza per agire da “incubatore” del contesto locale, fornendo capitale umano qualificato, conoscenza scientifica adeguata, ricerche e soluzioni tecnologiche e organizzative utili alla crescita delle imprese locali. Attraverso la cosiddetta “terza missione”, centrata sia sul trasferimento tecnologico che sulla missione sociale, le università possono attivare un processo di progressivo “avvicinamento” alle società locali, alle loro istituzioni, alle imprese, ai problemi della sfera sociale, attivando e potenziando un reciproco flusso di competenze e conoscenze.
La proposta di Patto mira a promuovere l’interdisciplinarietà, con attenzione alle discipline STEM, dei corsi di studio, con l’obiettivo di formare profili professionali in grado di consentire la transizione dei laureati nel mondo del lavoro e la loro formazione continua. Tali profili professionali hanno le potenzialità atte a stimolare la creazione di un sistema in grado di rendere i processi di trasferimento tecnologico un interscambio di conoscenze, competenze e opportunità tra mondo accademico e le piccole e medie imprese del territorio e non solo.